Un esperimento sociale ben riuscito - Due ragazze afgane in visita inaspettata al Ridolfi
 
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    Un esperimento sociale ben riuscito

    Due ragazze afgane in visita inaspettata al Ridolfi

    Diversamente da come Dante e gli stilnovisti consideravano la donna, un angelo mandato da Dio sulla terra e un tramite con tutto ciò che ci è Superiore, in alcune culture non è così e le donne molte volte vengono limitate nel vivere. Questo è risaputo, ma soprattutto ci è stato dimostrato da un esperimento sociale che alcuni professori 'si sono divertiti' ad organizzare nel nostro Istituto.

    Due ragazze si sono vestite con abiti lunghi e scuri coprendosi anche il viso con dei veli, hanno finto di venire dall’Afghanistan e recandosi in alcune classi hanno suscitato la curiosità degli alunni. Lo scopo dell’esperimento era vedere cosa pensassero i ragazzi riguardo le altre culture e vedere come si sarebbero relazionati con esse.

    La prima impressione degli alunni è stata di paura, sorpresa e stupore. Sorpresa perché non erano a conoscenza di questa visita e soprattutto non erano abituati a vedere delle ragazze coperte da abiti scuri fino al viso, se non in Tv.
    Nelle tre classi la lezione si stava svolgendo come al solito, in maniera tranquilla, ma dal momento in cui queste ragazze sono entrate il clima è cambiato.

    Le due non hanno potuto parlare in maniera diretta per non far riconoscere la loro voce. Per questo è stata utilizzata come scusa il fatto che nel loro Paese la donna non ha il diritto di parlare ad alta voce in pubblico, infatti le ragazze hanno riferito prima ai professori che facevano da tramite. Sono state all’incirca dieci minuti in ogni classe rispondendo al alcune domande, che venivano poste loro dai ragazzi e hanno parlato delle condizioni reali che le donne in Afghanistan devono rispettare.

    Ad esempio basta essere un po’ informati per sapere che le donne devono essere sempre accompagnate da un uomo durante tutta la vita e non possono mai uscire da sole anche per cose per noi banali, come fare la spesa.

    In Afghanistan, come in altri Paesi, le donne sono costrette ad indossare abiti lunghi e scuri per non mostrare il loro aspetto, questi le nascondono alla vista degli altri, secondo quello che vogliono gli uomini. Perché lí è l’uomo che comanda.

    Ma si sono mai chiesti se alle donne piace vestirsi così?

    Da una parte si sentono protette nel contesto in cui si trovano, ma venendo in Italia oppure allontanandosi appena dalla loro città, si rendono conto che forse quello non è il posto che fa per loro. A loro piacerebbe condurre una vita come la nostra, con cose semplici che per noi sono diventate scontate come uscire il sabato sera, andare alla festa del paese o andare al cinema. Ma nel momento in cui vengono in Italia noi siamo disposti ad accettarle così come si presentano?

    Da noi l’esperimento ha avuto un esito positivo:  i ragazzi hanno chiesto di poter fare altre domande, si sono dimostrati interessati e volevano scoprire più cose riguardo questa cultura tanto diversa dalla nostra.

    Però fuori dalla nostra scuola c’è da una parte chi è più permissive, a cui sta bene che le donne indossino il burqa, oppure che portino con sé una parte delle loro abitudini. D’altronde anche noi se ci trasferissimo all’Estero avremmo ancora voglia di continuare a vestirci come abbiamo sempre fatto oppure festeggiare il Natale.

    Ma c’è anche chi è contrario perché ha paura di quello che c’è sotto a quel tipo di abbigliamento, per questioni di sicurezza… Ma sono veramente tali questioni oppure non sempre si è disposti ad accettare la diversità culturale? 

    Se si trasferiscono in Italia, secondo queste persone, sarebbero costrette a cambiare il loro modo di essere e per integrarsi dovrebbero seguire il nostro stile di vita e vestirsi come noi. Però questa idea è sbagliata perché non dobbiamo essere tutti uguali e il bello dovrebbe stare appunto nelle differenze tra le nostre culture!

                                                                          Piera Piscicelli

     

                                                                                                                              

    di Redazione Ist Omnicompr. Ridolfi Zimarino - SCERNI


    Parole chiave:

    Differenze culturali , donna

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